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Il Falco di Eleonora 
di Bianca Pitzorno
Esiste un rapace di piccole dimensioni che tutti gli ornitologi del mondo conoscono  col nome di "Falco di Eleonora" o "Falco della Regina". Non tutti sanno però che questa "Regina Eleonora" altri non era che la giudicessa medioevale  d'Arborea, passata alla storia per il codice di Leggi chiamato Carta de Logu e per la strenua resistenza contro l'invasore aragonese.

La caccia al cinghiale in Sardegna in una litografia della prima metà dell'800
Non furono i naturalisti suoi contemporanei ad associare il nome di Eleonora al piccolo rapace, che viveva e vive in varie zone costiere del Mediterrane, dalla Sardegna alla Sicilia, alla Toscana, alla penisola iberica. Anzi, fino al secolo scorso il falchetto era sconosciuto alla ornitologia ufficiale, poichè non era stato compreso da Linneo nella sua classificazione del 1758.
Durante il suo viaggio in Sardegna il generale Lamarmora osservò che l'uccello presentava caratteristiche che lodistinguevano dalle altre famiglie di falchi e dette l'incarico di descriverlo e di calassificarlo all'ornitologo francese Genè. Era il 1836. La figura leggendaria di Eleonora sembrava fatta apposta per incarnare gli ideali del Romanticismo e del Risorgimento. Il rapace entrò dunque nelle liste ufficiali dei naturalisti stgranieri con il nome di "Falco di Eleonora", mentre quelli italiani adottarono la versione  di "Falco della Regina", negando così all'eroina dei sardi non solo l'identità del nome ma anche l'esatta qualifica. Perchè Eleonora non fù Regina ma Giudicessa, e se proprio si vuole cercare un equivalente al titolo "sardo" di Giudice è meglio rifarsi a "Principe" che non a "Re". L'mmagine di Eleonora che cavalca lungo la valle del Tirso col falco appollaiato sul polso guantato come come le dame e le principesse di tante miniature 
medioevali non è un frutto del tutto arbitrario della fantasia romantica del Genè. Mentre altre immagini 
tramandate dalla leggenda (come quella che Eleonora con i figli al seno e la spada sguainata) risultano poco probabili alla luce del costume, quella della Giudicessa dedita all'arte della falconeria trova riscontri precisi, anche se indiretti, nei documenti storiciche gli archivi ci hanno conservato.
Eleonora, come tutti sanno, è vissuta nella seconda metà del trecento, un epoca in cui la caccia con falcone era uno degli sport più in voga presso le famiglie principesche. E poi era una delle poche attività di quei tempi che non richiedesse una particolare forza fisica, ma pazienza, concentrazione e cervello, era anche lo sport all'aria aperta  più praticato

dalle donne, se non forse l'unico.
I documenti che sono arrivati fino ai nostri giorni non ci dicono nulla sulle abitudini quotidiane di Eleonora, ma ci informano ampiamente e minuziosamente su quello che facevano i suoi familiari, i suoi nemici, la gente che per un verso o per un altro era in contatto quotidiano con lei. Ci informano sulle abitudini e le tradizioni della sua famiglia, alle quali è logico supporre che Eleonora si uniformasse, lei che traeva il massimo prestigio e la suprema autorità dal fatto d'essere prima di tutto figlia di "Mariano".
Già da vari secoli la Sardegna era rinomata per la qualità dei suoi falconi. Il più grande esperto di falconeria in campo europeo (il prmato del mondo lo avevano gli arabi), era stato l'imperatore Federico II di Svevia re di Sicilia, il quale nel XIII secolo aveva scritto un trattato intitolato De arte venandi cum avibus,  l'arte di cacciare con gli uccelli. 
Federico era allora l'uomo più ricco e più potente d'Europa e naturalmente possedeva una gran quantità di falconi che erano acuditi da un vero e proprio stuolo di falconieri.
Tradizionalmente i più esperti in questo campo erano gli arabi, e falconieri arabi avevano impiegato i re normanni suoi antenati.  Ma il capofalcone di Federico II era sassarese, un certo Anselmo Carbone e un altro falconiere si chiamava Sardus.
OlbiSarda sarà anche una nuora di Federico, Adelasia di Torres, moglie di suo figlio Enzo, divenute grazie a le per un breve periodo Re di Sardegna. Dal nuovo regno isolano nel 1239 Enzo invierà in dono al padre due falchetti ben addestrati
OlbiE quando, fatto prigioniero dai Bolognesi a Fossalta, consumerà in prigione il resto della vita, Enzo ingannerà il tempo scrivendo poesie e traducendo dall'arabo libri di falconeria.
       La caccia col falcone in un codice miniato del Medioevo

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